La storia

Il convento delle Acque è situato fuori porta S. Mamolo, alle pendici delle colline.

Deve il suo nome all'acquavite di cui gli ampi sotterranei per secoli ne hanno custodito le botti.

La distillavano i frati di Gesù (i Gesuati), perchè si pensava che curasse la peste.

L'acqua pura dell'acquedotto romano, la salubrità dell'aria, fecero sì che il convento non diventasse mai lazzaretto. Attorno, le nobili dimore dell'aristocrazia. Durante l'epidemia del 1630 lo divennero i vicini conventi. Le Acque fu alloggio per medici e responsabili. Era edificio di pregio, ricco di opere d'arte che andavano salvaguardate.  L'ultimo ampliamento era iniziato nel 1612, pare su progetto dell'illustre architetto romano Girolamo Rainaldi. Molte sale erano state affrescate con un tripudio di colori e ghirigori che quasi fanno dimenticare le figure dei Santi al centro. Sono opere di discepoli di Giovanni Baglione che le più sontuose dimore nobiliari hanno ingentilito. Quel voler rendere sempre più bella la loro dimora ha fatto sì che a noi siano rimaste le testimonianze di molte epoche.

Il convento, fondato nel 1378, aveva inglobato i monasteri di Sant'Elisabetta, dei Santi Filippo e Giacomo e l'ospitale di Sant'Eustachio. I loro benefattori erano intimi del Papa. Essi hanno commissionato all'architetto Antonio di Vincenzo il portico dei Servi, palazzo della Mercanzia, il collegio di Spagna e forse anche il loro convento. Verso la fine del secolo qui dimorava il letterata e precettore di casa Medici (futuri signori di Firenze), Giovanni Moglio, insieme ad altri famosi artisti, nobili e diplomatici come il futuro beato Giovanni da Tossignano. Egli, durante il concilio che elesse papa Martino V, seppe conquistarsi la sua fiducia. Con questa protezione, nel 1421 si poté iniziare ad ingrandire la chiesa e rinnovare il chiostro che l'affianca, ora al centro del complesso. Le colonne ottagonali e i capitelli a foglie d'acqua sono tipiche dell'architettura di Fioravanti Fioravante, cui si deve il cortile del palazzo comunale, il chiostro del convento di S. Francesco, ..... In chiesa si fece affrescare la Crocifissione da Michele di Matteo che al sacro consesso sa dare la forza della fede, giovandosi di un collaboratore che conosceva la maniera di Lorenzo Veneziano. Nel 1426 qui sedette il Papa e Nicolò Albergati. Sulla parete di fondo è dipinta una Madonna in trono con Bambino. Seppur sfregiata dal tempo, si deve notare l'ovale perfetto del volto della Madre. Una pergamena attesta che qui dimorò Giovanni d'Alemagna, forse colui di cui scrisse Federico Zeri. A Venezia era stato compagno di Antonio Vivarini, e le loro opere ben si prestano ad essere paragonate alla nostra.  Nel 1511, durante la battaglia che fece entrare in città papa Giulio II vittorioso, le fiamme avvilupparono il convento. I frati colsero l'occasione per ampliarlo. Riuscirono ad aggiungere il piano sopra al portico e il secondo cortile, prima che il convento fosse requisito a difesa della città.

I frati venivano da Siena. Molti avevano fatto parte del suo Governo e loro padre spirituale era stato Giovanni Colombini. Di lui narrarono la vita sulle pareti del chiostro; ridipingendole ogni volta che il tempo le consumava. La maniera aspra, ruvida, ricca del phatos del famoso artista bolognese Amico Aspertini ci spinge a seguirne le vicende. Sono i volti di quegli antichi senesi che si voltano indietro a gardarci. La dolcezza che esprimono nel momento in cui vedono l'anima del beato volare in cielo è però di tutt'altro tono, tanto da far pensare che siano stati ritoccati dal giovane Guido Reni mentre stava dipingendo il Sant'Eustachio protettore del convento.

Nel 1540 molte storie vennero ridipinte da Benedetto da Marone (paese del bresciano). Discendeva da illustre famiglia di artisti. Antonio era stato poeta alla corte romana. Ma i frati chiamarono Lattanzio Gambara ad aiutarlo. A Brescia assieme hanno affrescato quella che i loro concittadini vogliono sia bella come la cappella Sistina. Sotto il portico delle Acque di loro mano rimane Giovanni Colombini che solleva un malato, la sua conversione, ….

L'Ordine dei Gesuati e i loro conventi furono soppressi nel 1678, perché al Papa servivano le loro ricchezze per vincere i Turchi.

Nel '700 il convento era diventato meta di viaggiatori in cerca di antiche testimonianze e opere d'arte. E' uno di loro a ricordare una lapide in cui il convento è descritto come il giardino della città.

 

 

Relazione storica a cura della dott.ssa Manuela Rubbini